Il territorio

Mendicino, Mennicinu in mendicinese, è un borgo delle Serre Cosentine, ricco di storia e cultura. E’ situato a 475 metri di altitudine, alle pendici di Monte Cocuzzo (cima di 1541 metri). Questo affascinante borgo, immerso nella natura incontaminata e ricco di storia millenaria, offre ai visitatori un’esperienza autentica, fatta di tradizioni, gastronomia e paesaggi mozzafiato.

E’ circondato da splendidi paesaggi naturali che offrono numerose opportunità per escursioni, passeggiate e attività all’aria aperta. Le colline circostanti sono punteggiate da uliveti, vigneti e boschi di querce, creando un quadro suggestivo che incanta gli amanti della natura e degli ambienti rurali. Mendicino è una perla nascosta della Calabria settentrionale, dove storia, cultura e natura si fondono per creare un’esperienza indimenticabile per i visitatori.

Con il suo ricco patrimonio storico, la sua cucina deliziosa e il suo ambiente incantevole, Mendicino promette di conquistare il cuore di chiunque abbia il privilegio di visitarla.

Monte Cocuzzo è la zona di maggior pregio naturalistico di tutto il comprensorio. Dai suoi 1541 metri è possibile vedere una visuale di tutto il territorio circonstante.

 

Alcuni scorci del paese

Cosa vedere

  • La chiesa di San Nicola
  • La chiesa di San Sebastiano
  • La chiesa di San Pietro
  • Il Santuario di Santa Maria dell’Accoglienza
  • Il Museo della seta
  • Il Palazzo Campagna
  • Largo Carlo Nardi
  • Il Parco Fluviale
  • La Torre dell’Orologio
  • Grotte dell’Alimena
  • Grotta delle Palazze

La chiesa di San Nicola

E’ la matrice di Mendicino ed è ubicata nel cuore del centro storico. E’ un gioiello dell’architettura religiosa che risale al XVIII secolo.

La facciata principale presenta un portale in pietra rosa di Mendicino, al cui si accede tramite una scalinata. Al sui interno, a facciata unica, troviamo sei piccole cappelle laterali, tre per lato. Sull’altare poggia un tabernacolo, dominato da una pala d’altare raffigurante la Madonna col bambino, tra San Nicola e Santa Caterina, opera datata 1913.

Il Santo Patrono viene festeggiato il 6 dicembre con i panettieddri, piccoli pani distribuiti ai bambini che recitano una filastrocca davanti famiglie devote che li aspettano sull’uscio di casa, rituali antichi ricordati dai vecchi forni a legna, alcuni ancora presenti nelle abitazioni.

La chiesa di San Sebastiano

Di fronte la chiesa parrocchiale, nel cuore del centro storico, si erge la chiesa di San Sebastiano che, secondo la tradizione, è la più antica di Mendicino. L’edificio dovrebbe risalire al 1579, come attesta la data incisa su una pietra della facciata. In passato è stata sede di un’importante confraternita religiosa. La facciata su cui spicca un portale litico è realizzata in pietra rosa di Mendicino. In seguito a lavori di restauro, sono state rinvenute due nicchie, oggi visibili dall’esterno, in corrispondenza del presbiterio. All’interno della chiesa sono invece presenti altre due nicchie in cui in precedenza erano probabilmente collocate delle statue. L’edificio sacro custodisce un interessante altare baroccheggiante intarsiato nei toni del blu e del giallo oro. Sul frontone sono presenti tre angeli che a loro volta circondano un tondo raffigurante la Madonna. La pala d’altare, ottocentesca, rappresenta il martirio di San Sebastiano; lo stesso soggetto è raffigurato anche in una tela, databile al XIX secolo; vi è inoltre anche la statua del Santo risalente al XVIII secolo. Degno di menzione è, inoltre, il prezioso tabernacolo, opera d’arte contemporanea.

La chiesa di San Pietro

La Chiesa di San Pietro e San Bartolomeo è situata nella parte bassa del paese. Originariamente la chiesa era collegata a un convento dei domenicani, soppresso nel 1809. L’interno è ad una sola navata cui è annessa una cappella dedicata alla Madonna del Rosario, un tempo di pertinenza di un’omonima confraternita. La volta della chiesa è decorata con scene della vita del Santo, mentre sull’altare maggiore è collocata una statua che lo raffigura. Nella cappella del Rosario è custodita una bella tela, raffigurante una Madonna con Bambino tra San Domenico e Santa Caterina, realizzata da Giuseppe Pascaletti, artista settecentesco di Fiumefreddo Bruzio. Da alcuni decenni nella chiesa di San Pietro viene allestito annualmente da bravi artigiani locali un importante presepe artistico, meta di moltissimi visitatori da dicembre a gennaio.

Il Santuario di Santa Maria dell’Accoglienza

E’ situato nella parte alta del paese. L’attuale edificio, in stile neogotico, fu eretto nel 1917 sullo stesso sito dove, in tempi antichi, si trovava un monastero florense femminile. Nel 1988 la chiesa, intitolata all’Assunta, fu elevata a Santuario diocesano con il titolo di Santa Maria dell’Accoglienza. L’interno, mononavata, è arricchito da una serie di icone che formano un interessante percorso artistico, teologico e spirituale. Nella controfacciata, per esempio, sono collocate delle icone che illustrano uno dei capitoli dell’Apocalisse. In chiesa è custodita anche una bella statua della Madonna Assunta. Esso è stato incluso nelle chiese giubilari per il Giubileo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco nel 2015.

Il Museo della seta

Mendicino è stato uno dei maggiori centri del cosentino per la produzione e la lavorazione della seta. Solo la visita al museo della seta sarebbe più che sufficiente per fare un viaggio a Mendicino. Fu inaugurato nel dicembre del 2015. Lo spazio espositivo è allestito su due piani presso la storica Filanda Gaudio, risalente al 1915. Al pianterreno i visitatori possono ammirare l’autentica fornace a partire dalla quale avveniva l’estrazione delle secrezioni del baco da trasformare successivamente in fibra tessile; il piano superiore espone invece gli attrezzi da lavoro (tuttora funzionanti), aspi e mangani in legno, il banco di trattatura, diverse macchine utilizzate per la lavorazione della seta grezza e uno spazio multimediale destinato alla visione dei documenti audiovisivi, preziose testimonianze dirette di chi ha visto nascere e crescere la Filanda, lavorandoci per una vita. La Filanda Gaudio è rimasta in attività fino al 1944 per la produzione del tessuto da destinare ai paracadute dei soldati inglesi. L’intervento di restauro, che l’ha resa uno dei fiori all’occhiello del borgo di Mendicino, si inserisce nel più ampio progetto di recupero dell’attività stessa di bachisericoltura con l’ambizione di rilanciare un’economia cittadina al femminile, ecocompatibile e finalizzata al benessere della comunità.

 

Il Palazzo Campagna

E’ il più importante palazzo nobiliare di Mendicino, situato alle spalle del municipio. Esso è ubicato nell’antico quartiere Pilacco. Fu la dimora nobiliare della famiglia Del Gaudio.  L’edificio si compone di due piani cui successivamente fu aggiunto il loggiato visibile su di un lato. Vi dimorò anche Giuseppe Campagna (1799-1869), poeta di caratura e presidente dell’Accademia Pontaniana di Napoli. Secondo la tradizione, Campagna avrebbe ospitato in questo palazzo i migliori intellettuali del suo tempo. Affaccia in posizione panoramica su un cortile con un porticato laterale in pietra. Realizzato in blocchi di tufo lavorati a mano dagli scalpellini locali, è stato oggetto di restauro da parte dell’amministrazione comunale e oggi è adibito a sede di convegni e manifestazioni culturali.

Largo Carlo Nardi

Un luogo molto suggestivo intitolato alla memoria di Carlo Nardi, uomo politico, nato e vissuto a Mendicino che ha ricoperto diversi incarichi pubblici e privati al servizio della comunità e soprattutto dei più deboli e bisognosi. E’ illuminato di notte da alcune luci artistiche e in ombra di giorno grazie ad una rigogliosa vegetazione naturale. Vi si accede attraverso una bellissima scalinata anch’essa illuminata da alcune luci che fanno da guida al visitatore. Il luogo è caratterizzato da un’antica fontana con quattro canali da cui scorre un’acqua limpida e fresca; nello spiazzo alcune panchine ed un affaccio sull’adiacente fiume Caronte, che nasce dal Monte Cocuzzo e che, attraversando il paese di Mendicino, si unisce al fiume Busento, noto per la Leggenda del Re visigoto Alarico. Detto largo è un luogo di pace per tuffarsi nella memoria e nella natura. Nel silenzioso frastuono della natura si possono udire i dolci suoni dell’acqua che scorre dai canali e dell’acqua che scorre nel fiume provando sensazioni uniche.

Il parco fluviale

Il Parco Fluviale di Mendicino è un importante punto d’interesse naturalistico e rurale. Alcune aree del Parco sono inoltre adibite ad Orto Botanico, con numerose piante autoctone. È una meta ideale per le scuole e per tutti coloro che desiderano trascorrere qualche ora a contatto con la natura, in un ambiente suggestivo e incontaminato.

La Torre dell’Orologio

La Torre dell’Orologio è una torre merlata, con orologi nel lati, che svetta nell’antico rione Castello. La Torre è raggiungibile mediante una lunga scalinata di 132 gradini scavati nella roccia. Benché non si conosca la data esatta della sua costruzione, la Torre esisteva certamente nella sua forma attuale già nel 1838.

Grotte dell’Alimena

Le grotte naturali di origine carsica dell’Alimena sono situate sul costone roccioso a strapiombo sul fiume Acheronte, affluente del Busento, al confine con il comune di Carolei. All’interno delle grotte si trovano testimonianze di antichissime frequentazioni. Alcune leggende legano queste grotte alla sepoltura di Alarico, re dei Visigoti morto nei pressi di Cosenza nel 410 d.C. dopo aver saccheggiato Roma.

Grotta delle Palazze

La Grotta delle Palazze è una cavità artificiale ubicata nel Comune di Mendicino. Sorge nei pressi dell’area archeologica di S.Michele di Mendicino, area vincolata sin dal 1982, dunque in un’area a forte presenza di insediamenti antichi. Di certo si tratta di una rarità, poiché non ci sono molti altri affreschi di vedute urbane, siti come questo in una grotta artificiale all’aperto. Nuovi ed ulteriori studi saranno necessari per la datazione e l’analisi storica del dipinto. Un importante documento per decifrare la veduta della grotta delle Palazze è conservato alla Biblioteca nazionale di Parigi. È una veduta di Mendicino del pittore prussiano Franz Catel, dipinta nel 1812, al seguito di una spedizione archeologica francese. La veduta ritrae il centro storico di Mendicino da una prospettiva simile, e ci consente di vedere i ruderi di un castello sulla sommità di sinistra e di vedere in primo piano in basso il convento dominicano, oggi chiesa di S. Pietro. Il convento dominicano fu costruito secondo l’archivio dominicano nel 1509, e non è presente nel dipinto della grotta delle Palazze, che dunque potrebbe essere anteriore a quella data. Un altro documento che conferma la presenza di un castello nella parte est del centro storico di Mendicino è una fotografia del 1894 del padre dominicano irlandese Peter Paul Mc Key, che ritrae i ruderi del castello.

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